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Disturbo del sonno nella Fibromialgia

Il disturbo del sonno nella Fibromialgia è estremamente frequente.
Forse non tutti sanno che il problema, solo raramente, riguarda l’addormentamento.
Nella maggior parte dei casi il sonno è disturbato da risvegli continui (frammentazione del sonno).
Questa frammentazione del sonno giustifica la stanchezza persistente e la necessità di riposare durante il giorno. Inoltre può determinare una difficoltà di concentrazione con minor resa sul posto di lavoro.

Il sonno è una funzione vitale estremamente importante ed è regolato da un orologio biologico che regola molteplici funzioni fisiologiche, tra cui ad esempio, il sistema endocrino ed il sistema immunitario. Anche la memoria si struttura durante il sonno. Tutti gli animali in natura dormono un certo numero di ore ogni giorno.

Durante il sonno si intercalano fasi che possono essere misurate da un elettroencefalogramma. In senso semplificato ma misurazione della qualità del sonno avviene al risveglio: stanco o riposato?
Le persone con fibromialgia  dichiarano di essere stanche (asteniche) al risveglio, quando è massima anche la percezione del dolore muscolare diffuso.

Al disturbo del sonno concorrono: le preoccupazioni (stress) e le cattive abitudini: sonnellini durante il giorno, televisione o schermi guardati a lungo la sera prima di coricarsi, troppo cibo o alcool a cena, eccetera.

si consiglia di seguire i consigli riguardanti l’igiene del sonno
che possono essere trovati nel web

Infine il disturbo del sonno nella Fibromialgia è direttamente responsabile del dolore muscolare diffuso, tipico di questa malattia. Durante un sonno riposato e ristoratore avviene infatti il ripristino dei rapporti tra serotonina e noradrenalina nei centri nervosi sensitivi. In modo semplicistico si può affermare che il sonno regola le soglie di percezione del dolore.

L’attività fisica migliora il disturbo del sonno delle persone con fibromialgia.
I farmaci ipno-induttori sono spesso inefficaci, perché il disturbo del sonno nella fibromialgia è dipendente dai frequenti risvegli. La fase di addormentamento è alterata in una minoranza di casi.

Dr. Roberto Gorla Reumatologia ASST Spedali Civili di Brescia

vie del dolore

IL DOLORE CRONICO NELLE MALATTIE REUMATICHE

IL DOLORE CRONICO NELLE MALATTIE REUMATICHE: considerazioni

Il dolore cronico osseo, articolare e muscolare è il sintomo che caratterizza le malattie reumatiche, sia infiammatorie (artriti) che degenerative (artrosi) che da iperalgesia centrale (fibromialgia).

Quando il medico prende in considerazione il sintomo “dolore” deve considerare le molteplici componenti che lo determinano:

  • stimolazione delle terminazioni sensitive periferiche     
  • trasmissione dello stimolo lungo il nervo sensitivo
  • aree sensitive della corteccia cerebrale cerebrale 

Quindi il dolore riconosce una Partenza, un Trasporto e un Arrivo.

Il dolore da stimolazione dei recettori periferici si definisce NOCICETTIVO; quello da alterazioni del nervo sensitivo definito NEUROPATICO; il dolore cronico che sensibilizza attraverso meccanismi di inibizione dei sistemi di controllo a livello centrale si definisce NOCIPLASTICO.

In sintesi, af fine di rendere meglio comprensibile quanto esposto:

  • il dolore meccanico da artrosi o infiammatorio da artrite è NOCICETTIVO
  • quello da compressione di una radice nervosa per ernia discale è NEUROPATICO
  • quello cronico diffuso a tutto il corpo della fibromialgia è NOCIPLASTICO
  • talvolta sono contemporaneamente presenti più meccanismi (ad esempio nocicettivo + nociplastico, ecc). Il dolore nociplastico è una costante della cronicità.

Il dolore cronico nelle malattie reumatiche esita spesso in una sindrome bio-psico-sociale che porta ad estensione del dolore a più parti del corpo, disturbo del sonno, stanchezza generalizzata e calo del tono dell’umore.

Mentre i farmaci anti-infiammatori (FANS o cortisonici) o anti-reumatici sono efficaci sul dolore nocicettivo, lo sono solo parzialmente sul dolore neuropatico e non lo sono per nulla sul dolore nociplastico. 

La percezione del dolore, a livello cerebrale, è diversa da malato a malato e, anche la stessa persona, può percepire lo stimolo doloroso in modo diverso in momenti diversi della propria vita.
La quantità di stimolo percepita da un soggetto è mediata anche da un fine equilibrio neuro-endocrino (serotonina, noradrenalina, ecc.) che garantisce la “soglia” del dolore. Questo equilibrio può mutare in condizioni fisiologiche e patologiche.

Una cattiva qualità del sonno e del riposo notturno (specie se persistente), impedisce il fisiologico ripristino di questo equilibrio neuro-ormonale, traducendosi in riduzione della soglia di percezione del dolore.

La Fibromialgia

Non è infrequente osservare, quando l’iperalgesia tende a cronicizzare, una associazione tra dolore persistente diffuso a tutti i muscoli del corpo e un corteo di altri sintomi quali: riduzione del tono dell’umore, insonnia, stanchezza prevalente al risveglio mattutino, disturbo dell’alvo (colon irritabile), vertigini, cefalea muscolo tensiva, intolleranza a molti alimenti e farmaci. Il reumatologo definisce questa frequente condizione dolorosa cronica con il termine di fibromialgia che colpisce prevalentemente le donne. La fibromialgia non toglie un’ora di vita al malato, ma può avvelenare ogni ora della sua vita. Il malato di FM presenta una ridotta qualità di vita e spesso non viene creduto, in famiglia o dai medici, quando espone l’insieme dei propri sintomi. Non vi sono esami per la diagnosi di questa malattia e la terapia si basa su farmaci, sostegno psicologico e attività muscolare aerobica.

Tra i farmaci più impiegati vi sono quelli in grado di agire sulla ricaptazione di serotonina e noradrenalina (anti-depressivi) e sugli ansiolitici e ipno-induttori. Spesso il beneficio indotto dai farmaci tende a ridursi e a scomparire nel tempo se non viene associato un programma di esercizio muscolare da proseguirsi con motivata volontà e costanza.

Tecniche di medicina complementare come lo Shiatsu e lo yoga si sono rivelati un valido aiuto ai malati. La psicoterapia (soprattutto cognitivo-comportamentale) e il sostegno di un councellor sono efficaci nel determinare le azioni di contrasto mentale al dolore (strategie di coping).

Il nostro impegno

L’Associazione Bresciana Artrite Reumatoide (ABAR), ha tra gli iscritti una nutrita componente di persone portatrici di FM. Mette a disposizione dei propri soci lo psicologo, il cauncellor, il fisioterapista e l’operatore shiatsu.
Ha favorito la nascita di gruppi di auto-aiuto.
L’ABAR, unitamente alle altre associazioni di malati reumatici, ha sensibilizzato la Regione Lombardia e il Ministero della Salute per il riconoscimento della Fibromialgia tra le malattie croniche.
Viene richiesta l’esenzione dal ticket per le visite specialistiche (reumatologo, fisiatra, fisioterapista, psichiatra, psicologo), già che non sono necessari esami ematici o strumentali.