La fibromialgia esiste  e io l'ho incontrata.

DEFINIZIONE ED EPIDEMIOLOGIA
La fibromialgia (FM) è una sindrome da dolore cronico diffuso a tutto il corpo.

Può essere primaria o associata ad altre malattie, soprattutto reumatologiche.

La fibromialgia colpisce circa il 2-3% della popolazione, con una prevalenza nettamente più alta nelle donne (rapporto di circa 9:1) tanto da essere definibile come malattia di genere.

La fibromialgia è gravata da un notevole ritardo diagnostico anche motivato dall’assenza di esami di laboratorio o radiografici che aiutino la diagnosi.

I SINTOMI
Oltre al dolore articolare e muscolare persistente diffuso a tutto il corpo, la FM si accompagna a un ventaglio di sintomi eterogenei, quali: disturbi del sonno (numerosi risvegli), marcata stanchezza (astenia) già presente al risveglio, cefalea, parestesie (formicolii e sensazioni di bruciore cutaneo), vertigini, tachicardia, sindrome del colon irritabile, e difficoltà di concentrazione.

La lunga durata dei sintomi, senza il raggiungimento di una diagnosi, provoca in gran parte dei malati deflessione del tono dell’umore e ansia.

Il dolore cronico (nociplastico)

La ricerca scientifica più recente definisce il dolore fibromialgico come “nociplastico”. Tale definizione indica un’alterazione di numerosi meccanismi regolatori della percezione del dolore, sia a livello centrale (aree sensitive dell’encefalo), sia a livello midollare spinale che periferico. Avviene una sensibilizzazione della corteccia sensitiva con alterazione delle “soglie”. In altre parole, anche stimoli di lieve entità possono essere percepiti dal paziente con un’intensità dolorosa sproporzionata.

Il modello bio-psico-sociale

L’alterazione della qualità di vita dei soggetti con Fibromialgia può essere interpretata con un modello bio-psico-sociale. I fattori biologici (alterazioni neurochimiche), psicologici (ansia, depressione) e sociali (stress lavorativo, relazioni familiari e sociali) interagiscono tra loro, alterando il benessere della persona.

IL DECORSO
Al momento della diagnosi è spesso difficile risalire all’inizio dei sintomi. Molte persone hanno sofferto a lungo di dolore localizzato, ma persistente, mai risolto. Alcune condizioni croniche come la lombargia, la cefalea (emicrania), l’endometriosi, le disfunzioni temporo-mandibolari vengono rammentate in anamnesi.

In altre persone sono ricordati traumi fisici o psichici (lutti, abusi, torti).

Le ricadute mentali e la qualità di vita

Il dolore ininterrotto, unito a sintomi come la stanchezza e l’insonnia, può compromettere in modo significativo il benessere psicologico. In molti casi, i pazienti lamentano ansia, deflessione del tono dell’umore o senso di solitudine dovuto all’incomprensione da parte di chi li circonda. La persona con FM  fatica a svolgere le comuni attività quotidiane in casa e al lavoro. E’ quindi necessario il sostegno familiare, sul posto di lavoro e da parte del personale sanitario che l’ha in cura.

Un corretto sostegno psicologico e il coinvolgimento attivo dei familiari risultano spesso determinanti per migliorare la qualità di vita e favorire l’aderenza al percorso di cura.

Parleremo nel prossimo video delle difficoltà diagnostiche

BRESCIAREUMATOLOGIA
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