MA.R.I.C.A
Malattie Reumatiche Infiammatorie Croniche e Autoimmuni
ASSOCIAZIONE
BRESCIANA ARTRITE REUMATOIDE
A.B.A.R.
|
Dr
Roberto Gorla INTRODUZIONE Al
fine di poter disporre di nuovi farmaci per la cura delle malattie, è
necessario che il frutto della ricerca in campo farmacologico approdi
alla sintesi di sostanze terapeuticamente efficaci e sicure. Con il termine
sicure si intende che i potenziali effetti negativi indesiderati dei farmaci
prodotti possano essere minimizzabili in confronto ai positivi effetti
terapeutici. La
ricerca in campo farmacologico è generalmente patrocinata o gestita dalle
aziende farmaceutiche (poche purtroppo quelle italiane) che realizzano
consistenti profitti dalla commercializzazione di tali prodotti finiti.
E naturale quindi che esista un selettivo controllo internazionale e di
organismi preposti dai ministeri della sanità di ogni stato, sui farmaci,
finalizzato in ultima analisi alla tutela della pubblica salute. Affinché
un farmaco possa essere prescritto da un medico ad un malato e che possa
essere ritirato in farmacia, questo deve essere registrato nel prontuario
farmaceutico. La registrazione di un nuovo farmaco consegue ad una serie
di fasi sperimentali volte appunto alla dimostrazione della sua efficacia,
tollerabilità e sicurezza d’impiego. Le norme che regolano tali fasi sono
leggi dello stato, spesso di
valenza internazionale, perché derivate da emanazioni di organismi superiori,
quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La
sperimentazione di nuovi farmaci nei
malati consegue alla loro valutazione in laboratorio prima, nell’animale
successivamente e in soggetti volontari sani e in ristretti gruppi di
malati infine. Queste prime fondamentali fasi della sperimentazione, senza
voler entrare nel particolare, consentono di individuare la «soglia di
tossicità» (dose massima consentita), gli effetti collaterali maggiori
ed altri importanti parametri di farmacocinetica. Alla riconosciuta evidenza
della non grave tossicità del farmaco in sperimentazione, consegue il
tentativo di dimostrarne l’efficacia terapeutica in un sufficiente numero
di malati e per un periodo di tempo sufficientemente lungo. I soggetti
che prendono parte alla sperimentazione clinica sono a questo punto nell’ordine:
l’Azienda Farmaceutica che propone e sponsorizza lo studio, lo Stato e
le Regioni con le loro leggi che approvano lo studio, i Medici specialisti
che garantiscono scrupolosamente di attenersi alle norme e ai protocolli
di studio, i Comitati Etici degli Ospedali che accolgono gli sperimentatori,
i Malati che volontariamente aderiscono allo studio. Ovviamente, anche
se non elencate in questa breve dissertazione, l’assoluta maggioranza
delle leggi e delle norme che vincolano lo svolgimento delle sperimentazioni
sono volte alla tutela dei malati e dei soggetti in studio. Le sperimentazioni
cliniche più serie tendono a coinvolgere più Centri specialistici di più
nazioni (sperimentazioni multicentriche). Gli
ospedali che partecipano alla sperimentazione percepiscono dalla azienda
farmaceutica che la sponsorizza un compenso. Questo è destinato all’autofinanziamento
degli ospedali, copre le spese sostenute (esami eseguiti) e, in larga
parte, viene percepito dagli sperimentatori. Mediante questi finanziamenti
i centri specialistici possono ad esempio erogare borse di studio a giovani
medici in formazione e permettere la partecipazione a congressi e a corsi
di aggiornamento. IL CONSENSO INFORMATO Il
soggetto che accetta di aderire ad uno studio clinico deve essere informato
e dimostrare di aver compreso ogni aspetto dello studio. Deve in particolare
essere a conoscenza del perché si conduce la sperimentazione, a cosa è
finalizzata, quali sono i farmaci in studio e quali le attuali conoscenze
sulla loro azione, a quali rischi viene sottoposto e quali sono le norme
di sicurezza impiegate in caso di comparsa di effetti collaterali. Il
soggetto deve poter recedere dallo studio in ogni momento, anche senza
giustificazione alcuna, senza incorrere in modificazione alcuna dell’abituale
atteggiamento dei medici nei suoi confronti. Ha diritto per legge a non
dover sostenere spese correlate alla terapia della malattia in questione
o alle visite effettuate e di godere di polizza assicurativa per tutta
la durata dello studio. Al
soggetto che aderisce, dopo esauriente informazione, allo studio, viene
richiesta la firma del consenso. Parimenti il consenso viene firmato dal
medico responsabile della sperimentazione che si impegna alla totale disponibilità
nei confronti del malato per quanto concerne, per tutto il periodo della
sperimentazione, ogni problema correlato ai farmaci in studio. SVOLGIMENTO Il
protocollo della sperimentazione contiene ogni dettaglio riguardante lo
svolgimento della stessa. Gli obbiettivi da raggiungere, le caratteristiche
di inclusione e di esclusione dei malati nello studio, lo scadenziario
dei controlli clinici (visite) e laboratoristici, le norme di sicurezza,
le norme etiche ecc., sono presentate in tutte le sedi di competenza per
l’autorizzazione allo svolgimento della sperimentazione. Non
tutti i malati portatori della patologia in cui viene sperimentato il
farmaco sono ammissibili. In modo particolare non possono essere ammessi
allo studio soggetti portatori di altre patologie o condizioni che possano
controindicare l’impiego dei farmaci in studio. Generalmente, ad esempio
per l’artrite reumatoide,
qualora sia necessario valutare gli effetti di farmaci di prevenzione
del danno articolare, vengono esclusi pazienti con danno evoluto, perché
non sarebbe possibile verificare, con
criteri selettivi, minime variazioni dell’anatomia articolare mediante
radiografie. Il compito di garantire l’applicazione dei criteri contenuti
nel protocollo spetta ai medici del centro che aderisce
alla sperimentazione. I
soggetti che aderiscono alla sperimentazione vengono sottoposti a visite
di controllo accurate e ad esami laboratoristici atti alla valutazione
tanto dell’evoluzione della malattia, quanto alla verifica dei potenziali
effetti collaterali. Ogni controllo non deve comportare onere di spesa
al malato. I farmaci in studio vengono forniti direttamente al soggetto
in studio che avrà cura di impiegarli secondo le indicazioni fornitegli
dal medico specialista.
Alla conclusione dello studio, al malato viene fornita una accurata relazione
riguardante l’intero svolgimento dello studio, con i risultati delle indagini
svolte. In
caso di studi con farmaci già approvati (seppur per altre patologie),
questi potranno essere forniti o prescritti al malato anche prima della
registrazione per la specifica patologia. I
dati conclusivi, complessivi di tutto lo studio, vengono elaborati e
presentati per le autorizzazioni alla registrazione e, se di rilevante
importanza scientifica, pubblicati su riviste scientifiche ottemperando
alle leggi di tutela della privacy dei soggetti in studio. In nessun caso
vengono divulgate informazioni che possano portare alla individuazione
di singoli soggetti.
CONCLUSIONI Da
quanto detto emerge l’importanza delle sperimentazioni cliniche. La necessità
di poter disporre di nuovi farmaci, sempre più efficaci e con sempre minor
tossicità, è evidente a tutti (medici e malati) dinanzi al non infrequente
insuccesso delle attuali terapie a disposizione per la cura dell’artrite
reumatoide e delle altre malattie autoimmuni sistemiche. Grazie alla buona volontà dei malati che partecipano alla sperimentazione è possibile aggiungere nuove armi terapeutiche alla lotta contro le malattie
PROBLEMATICHE CLINICHE DELL’ARTRITE REUMATOIDE DEL GINOCCHIO Prof. U.E. PazzagliaDirettore Cattedra di Ortopedia e Traumatologia Università di Brescia Tra
le grandi articolazioni del corpo umano il ginocchio è quella più frequentemente
colpita dall’artrite reumatoide, in genere in associazione alle piccole
articolazioni delle mani e dei piedi. Per il malato questo corrisponde
da un lato alle classiche manifestazioni della malattia infiammatoria
articolare, cioè il dolore, la tumefazione, il versamento articolare,
dall’altro ad una ridotta capacità funzionale che è in rapporto con il
grado di interessamento della articolazione. Nel caso del ginocchio è
in gioco la capacità di correre, di camminare, di salire e scendere le
scale e a maggior ragione di tutte quelle attività sportive esercitate
anche solo per diletto e che richiedono comunque una sufficiente funzionalità
degli arti inferiori. La
lesione primaria è nella membrana sinoviale, che a causa del processo
infiammatorio cronico diviene iperemica, molto ricca di cellule infiammatorie,
molto voluminosa (panno sinoviale). lì primo effetto dell’infiammazione
della membrana sinoviale del ginocchio è la formazione di un versamento
(cioè di una raccolta di liquido infiammatorio nella cavità articolare),
che può raggiungere un volume considerevole, anche 80-100 cc. La
presenza del versamento articolare è avvertita come un aumento della dimensione
del ginocchio e determina una riduzione del movimento dell’articolazione
già per il solo effetto meccanico, cui però deve aggiungersi il dolore.
La membrana sinoviale reumatoide ipertrofica (panno sinoviale) ha effetti
deleteri su un altro tessuto fondamentale dell’articolazione: la cartilagine.
Quest’ultima riveste le superfici articolari ed è costituita in modo tale
da sopportare le sollecitazioni meccaniche (del peso del corpo) e permette
uno scorrimento liscio delle superfici articolari in movimento: in condizioni
normali il liquido sinoviale (che è prodotto dalla membrana sinoviale)
lubrifica e fornisce il nutrimento essenziale alla cartilagine. Nell’artrite
reumatoide la membrana sinoviale, sede del processo infiammatorio, contiene
enzimi ed altri fattori che danneggiano la cartilagine nella sua intima
struttura: in tempi brevi essa viene completamente distrutta. Questa
situazione corrisponde, dal punto di vista
clinico, ad una più accentuata sintomatologia dolorosa e ad una perdita
di funzione grave, per cui anche gesti elementari della normale vita di
relazione come il salire le scale o il camminare divengono difficoltosi. E
già stato trattato in precedenti articoli di questa collana il ruolo dei
diversi tipi di farmaci usati per 1’artrite reumatoide in generale e quanto
è già stato detto vale anche per le lesioni del ginocchio. L’illustrazione
delle possibilità terapeutiche viene perciò limitata a quanto la chirurgia
ortopedica può offrire. SINOVIECTOMIA La
prima possibilità è rappresentata dalla sinoviectomia, cioè l’asportazione
chirurgica della membrana sinoviale patologica; lo scopo di questo intervento
è di prevenire le lesioni della cartilagine indotte dal panno sinoviale
patologico: perciò esso deve essere eseguito quando sono presenti alterazioni
della sinoviale non più controllabili dalla terapia medica, ma prima che
si siano instaurate lesioni irreversibili della cartilagine. E’
ovvio che in quest’ultima situazione i benefici della sinoviectomia sarebbero
molto limitati o del tutto assenti se essa fosse considerata in una fase
molto avanzata della malattia. E possibile eseguire delle sinoviectomie
non chirurgiche iniettando enzimi e sostanze chimiche (acido osmico) nella
cavità articolare, con lo scopo di digerire o bruciare il tessuto sinoviale,
tuttavia questi effetti non sono specifici per il tessuto sinoviale ma
si esercitano su tutte le componenti dell’articolazione, legamenti e cartilagine
compresi, per cui viene meno il principale scopo di questa terapia, cioè
quello di preservare il rivestimento cartilagineo dell’articolazione.
Per questo anche se l’intervento chirurgico è più impegnativo per il malato,
esso è senz’altro da preferire, perché è l’unico che può assicurare un
risultato funzionale soddisfacente. Un
complemento alla sinoviectomia è la rieducazione postoperatoria: infatti
se ci si limitasse ad asportare la membrana sinoviale e si lasciasse immobilizzato
il ginocchio, si avrebbe nel tempo di soli trenta giorni una perdita del
movimento a causa delle aderenze cicatriziali. Per
questo la ginnastica e la mobilizzazione del ginocchio devono essere iniziate
subito dopo l’intervento di sinoviectomia, ricorrendo alle tecniche di
controllo del dolore (analgesia) che sono attualmente disponibili. PROTESI
DI GINOCCHIO La
seconda possibilità è rappresentata dalla protesi di ginocchio, cioè l’asportazione
delle superfici articolari danneggiate (ed eventualmente di tutti i legamenti
crociati) e la loro sostituzione con componenti artificiali. Questo tipo
di intervento deve essere eseguito quando la lesione articolare è già
avanzata ed è presente perdita della funzione. In altre parole, mentre
la sinoviectomia è un intervento chirurgico da eseguire in una fase precoce
della malattia reumatoide, la protesi è indicata nelle fasi avanzate e
dopo avere considerato le altre forme di terapia. La figura illustra in
modo immediato come è fatta una protesi di ginocchio: la componente femorale
è costituita da un guscio metallico che riveste i condili I
risultati di questo tipo di intervento sono buoni, sia in termini di risoluzione
del dolore che di funzionalità del ginocchio e ciò è confermato da una
esperienza clinica che ha raggiuntoi 10 15 anni. E’ però da considerare
che la protesi non può mai essere considerato un intervento definitivo.
La statistica dimostra ineluttabilmente che la frequenza di problemi aumenta
malauguratamente con il trascorrere del tempo e l’uso della articolazione
artificiale. I
problemi sono legati soprattutto all’usura delle componenti proteiche
e al rimodellamento osseo, che può portare alla perdita dell’ancoraggio
della protesi. Un reintervento, con applicazione di una nuova protesi,
deve essere considerato solamente in soggetti giovani, con una lunga aspettativa
di vita. Anche
con questi limiti l’intervento di protesi del ginocchio rappresenta una
formidabile soluzione terapeutica, perché permette di risolvere situazioni
di grave distruzione articolare, che in passato potevano essere affrontate
solo con gli interventi di artrodesi, cioè la fusione della articolazione
e la perdita completa del movimento.
|