MA.R.I.C.A
Malattie Reumatiche Infiammatorie Croniche e Autoimmuni
ASSOCIAZIONE
BRESCIANA ARTRITE REUMATOIDE
A.B.A.R.
|
Nel corso della visita ambulatoriale di controllo di un malato con artrite reumatoide (AR), il medico ha la necessità di comprendere se nel periodo trascorso dalla precedente visita si è verificato miglioramento o peggioramento delle condizioni cliniche, se si sono verificati effetti indesiderati, correlati ai farmaci somministrati, e se vi è la necessità di modificare la terapia. A tale scopo si attuano il colloquio anamnestico e la visita completa. Sovente è tuttavia difficoltoso farsi una idea complessiva dell’andamento clinico di tutto il periodo successivo alla visita precedente e le informazioni riferite dal malato sono spesso relative ai giorni immediatamente precedenti la visita in corso. Per tali motivi, adottando le indicazioni provenienti dalla letteratura reumatologica internazionale, proponiamo ai malati seguiti presso il nostro Servizio l’autoquestionario riportato nella tabella). Tale strumento, basato sulla possibilità di analizzare quantitativamente (mediante l’attribuzione di un punteggio) l’autonomia del malato nello svolgimento delle normali attività quotidiane, consente al medico di cogliere le variazioni nel tempo della gravità della malattia, con importanti rilievi di giudizio sulla efficacia della terapia e sulle possibili implicazioni psicoemotive che spesso si esplicano con manifestazioni ansioso-depressive. Ogni malato riceverà dal medico del Servizio copie del questionario e le istruzioni per la compilazione. Queste verranno riconsegnate ed allegate alla cartella clinica durante la visita successiva. INDICE DI DISABILITA’ FUNZIONALE (versione italiana dello HAQ-FDI)
Il questionario deve essere compilato il giorno precedente la visita, possibilmente sempre alla stessa ora, e consegnato al reumatologo durante la seduta ambulatoriale. TERAPIA CHIRURGICA DELLA MANO REUMATOIDE Dr.
Adolfo Vigasio L’artrite
reumatoide è una malattia caratterizzata sia da manifestazioni sistemiche
che locali. L’interessamento poliarticolare rappresenta un capitolo particolarmente
grave della malattia perché è in grado di produrre lesioni e deformazioni
articolari irreversibili. L’andamento clinico è caratterizzato da episodi
di poliartrite recidivante, con gravi ripercussioni sulla funzionalità
articolare che spesso si deteriora progressivamente nel corso degli anni.
La diagnosi precoce è indispensabile per attuare al più presto possibile
le idonee terapie attualmente disponibili. Nel
presente lavoro vengono prese in considerazione le problematiche relative
all’interessamento della mano nell’artrite reumatoide con particolare
attenzione agli aspetti di chirurgia ortopedica.
ASPETTI CLINICI DELL'ARTRITE REUMATOIDE DELLA MANO Dal
punto di vista ortopedico i danni dell’artrite reumatoide sono provocati
dall’interessamento del tessuto sinoviale delle articolazioni e dei tendini,
che si definisce «sinovite reumatoide». Dal
punto di vista clinico si possono distinguere tre stadi. Il
primo stadio corrisponde
all’esordio della malattia, che presenta aspetti caratteristici: il dolore
e la rigidità articolari sono marcati al risveglio e si attenuano durante
la giornata. Ricompaiono poi in serata e durante la notte. In
questa fase si apprezza una lieve tumefazione delle articolazioni colpite,
specialmente delle interfalangee prossimali delle dita, che assumono un
caratteristico aspetto fusato. A volte coesiste tenosinovite dei tendini
flessori e degli estensori del polso. Il paziente presenta nella sede
articolare colpita un aumento dei segni locali di infiammazione (calore,
tumefazione, dolore e limitazione funzionale). Nel secondo stadio avviene la progressiva distruzione delle strutture dove è presente tessuto sinoviale (articolazioni e tendini) con l’instaurarsi di danni articolari (instabilità, sublussazioni) o tendinei (lussazioni tendinee, rotture) che provocano nel tempo deformità caratteristiche, le più frequenti delle quali sono quelle ad «asola» (o «en boutonnière» secondo la terminologia francese), la deformità a «collo di cigno», le deformità «a colpo di vento», il «pollice a zeta». Radiologicamente
in questo stadio l’aspetto è caratteristico con osteoporosi regionale
e riduzione delle rime articolari nei casi iniziali e segni di erosione
articolare più o meno importante nei casi più evoluti. Nel
terzo stadio le
cartilagini articolari e l’osso sono estesamente danneggiati con sublussazioni
e lussazioni che nel corso del tempo possono evolvere nei casi più gravi
in anchilosi con deviazioni e deformazioni gravi. L’interessamento dei
tendini nel terzo stadio determina rotture tendinee, a cui seguono immediatamente
deficit funzionale e deformità. TRATTAMENTO L’artrite
reumatoide è una malattia che richiede l’associazione di cure mediche
generali e di trattamenti locali tra cui quelli di tipo medico, ortesico2
riabilitativo, e infine il trattamento locale chirurgico.Per quanto
riguarda il trattamento medico
generale non è scopo di questo lavoro affrontare le problematiche
legate alla terapia medica, che si avvale di una terapia sintomatica e
di una terapia di fondo. La prima ha una azione analgesica e anti-infiammatoria
ma non modifica il decorso evolutivo della malattia, la seconda è in grado
di arrestare l’evoluzione dell’artrite reumatoide. E’ quindi necessario
ricorrere all’associazione dei due tipi di farmaci per contrastare la
malattia. Per
quanto riguarda il trattamento
locale (ortesi, terapia medica, riabilitativa e chirurgica) esso occupa
un posto di primo piano in corso di artrite reumatoide della mano. Anzitutto
è importante, soprattutto dopo quanto è stato detto sul rischio di progressive
deformazioni del polso e delle dita, la funzione delle ortesi
di riposo. Esse immobilizzano la articolazione in una posizione corretta:
questo serve ad attenuare con il riposo lo stato infiammatorio articolare
e a prevenire la comparsa delle deformazioni articolari. Per
quanto riguarda il trattamento
medico locale non sono previste nell’artrite reumatoide del polso
e della mano le artrocentesi3 che sono riservate nell’artrite
reumatoide alle articolazioni di più grosse dimensioni (ginocchio) in
caso di versamento liquido. Così pure non sono molto utilizzate le infiltrazioni
locali con corticosteroidi che si possono usare con più disinvoltura
per le grosse articolazioni (ginocchio, spalla). Una metodica di terapia medica locale abbastanza in uso nei paesi anglosassoni è quella della sinoviectomia medica4. Questa metodica riesce talora a distruggere il panno sinoviale patologico per mezzo di iniezioni intraarticolari di una sostanza chimica (acido osmico) o di un prodotto radioattivo. LA TERAPIA CHIRURGICA La
chirurgia riveste un’importanza fondamentale nel trattamento dell’artrite
reumatoide. Essa si prefigge talora di arrestare il processo sinovitico
e di impedire la comparsa delle deformazioni, talora di correggerle. Numerose
Scuole Reumatologiche si sono dimostrate per molto tempo ostili verso
la chirurgia dell’artrite reumatoide e fino a dieci, quindici anni fa
(e, purtroppo, in certe regioni ancora oggi) questa ostilità ha fatto
sì che il paziente reumatologico venisse inviato all’ortopedico soltanto
quando il quadro evolutivo era molto avanzato, con l’unica possibilità
di fare una chirurgia di tipo demolitivo. Invece la stretta collaborazione
tra medico e chirurgo è molto importante e il lavoro di équipe che possono
fare reumatologi, fisiatri e chirurghi ortopedici dà spesso risultati
molto buoni. Sinoviectomie
chirurgiche. Le
sinoviectomie chirurgiche mirano all’asportazione chirurgica del tessuto
sinoviale patologico, sia a livello articolare che tendineo. Le sinoviti
peritendinee, come già detto, sono molto frequenti a livello della faccia
dorsale del polso e alla faccia volare del polso e della mano. La sinoviectomia
peritendinea è necessaria per scongiurare il pericolo che si instaurino
delle rotture tendinee. Se la tenosinovite ha portato ad una sofferenza
del nervo mediano, in questo caso l’intervento di sinoviectomia volare
al polso e al palmo bloccherà sia la tenosinovite che la nevralgia del
mediano. Per
quanto riguarda le sinoviectomie articolari esse possono essere eseguite
a tutti i livelli, a livello del polso, a livello delle metacarpofalangee,
a livello delle interfalangee prossimali e distali. Devono essere eseguite
solo quando il processo sinovitico è abbastanza evoluto, ma prima che
si siano instaurate le alterazioni radiologiche delle articolazioni. Le
sinoviectomie chirurgiche sono tecnicamente più facili a livello delle
grosse articolazioni (il polso e le metacarpofalangee), e tecnicamente
più difficili a livello delle interfalangee prossimali e distali dove,
tra l’altro, possono lasciare qualche rigidità. Categorica deve essere
l’indicazione all’intervento perché la sinoviectomia ha una sua validità
ed efficacia soltanto in presenza di sinovite importante, in assenza di
un danno radiologico articolare significativo. La chirurgia può poi essere indicata nella correzione delle deformità dovute alle alterazioni tendinee. Si può così ottenere il riallineamento delle varie deformazioni con delle modificazioni del decorso tendineo, definite «riallineamenti tendinei» e correggere in questa maniera le deformità in deviazione radiale del polso o a colpo di vento, o in boutonnière, collo di cigno delle dita e/o pollice a Z.
Altro capitolo è la chirurgia delle
rotture tendinee che devono essere affrontate tempestivamente dal
chirurgo. Molto spesso si tratta di rotture isolate di alcuni tendini
estensori, raramente di rotture di tendini flessori. Solitamente l’intervento
comporta la ricostruzione del tendine con innesti o con trapianti tendinei
o molto spesso con una sutura laterale dei tendini danneggiati su alcuni
tendini vicini sani, ottenendo sempre ottimi risultati con gesti chirurgici
semplici e quasi banali. Molto
più impegnativa è la terapia chirurgica
del danno artritico, cioè articolare. La chirurgia ricostruttiva è
costituita da due tipi fondamentali di intervento rappresentati dalle
artrodesi e dalle protesi articolari. Le
artrodesi sono degli interventi che bloccano l’articolazione patologica. Ciò
può a prima vista sembrare penalizzante per il paziente ma bisogna considerare
una serie di elementi che giustificano tale blocco: 1.
l’artrodesi è un intervento sicuro, definitivo; 2.
essa toglie completamente il dolore, riallinea l’articolazione
deforme e restituisce la forza muscolare;
3.
può essere fatta con successo anche su articolazioni molto compromesse. Considerando
poi che i pazienti affetti da artrite reumatoide sono spesso giovani,
che hanno bisogno di più di un intervento, con risultati definitivi e
sicuri, l’artrodesi può per le sue caratteristiche, rappresentare l’intervento
ideale, considerando che l’alternativa è rappresentata dalla protesi,
che toglie il dolore ma non consente il recupero della forza e, soprattutto,
ha alla mano una durata limitata. Solitamente
si utilizzano, valutando caso per caso vantaggi e svantaggi, sia le artodesi
che le protesi. Si
riserva solitamente l’artrodesi a certe articolazioni come le interfalangee
distali nelle dita, la metacarpofalangea del pollice, al polso dominante
ed in genere alle persone giovani. Si
sceglie la protesi (metallica, siliconica, con particolari materiali biologici
come tendini o tessuto condrocostale) alle articolazioni dove il movimento
è ritenuto più importante, come le articolazioni interfalangee prossimali,
le interfalangee del pollice, il polso non dominante e nel soggetto anziano,
dove le sollecitazioni (e l’usura delle protesi) sono minori, con la possibilità
di una durata maggiore negli anni. Con una corretta impostazione del trattamento, con una fattiva collaborazione polispecialistica, con una lucida e ragionevole terapia chirurgica, è possibile affrontare l’artrite reumatoide con buoni risultati. |