MA.R.I.C.A
Malattie Reumatiche Infiammatorie Croniche e Autoimmuni
| A.B.A.R
LE MALATTIE REUMATICHE INFIAMMATORIE CRONICHE E AUTOIMMUNI Dr. Roberto Gorla |
Introduzione. La Reumatologia è la branca della specialistica
medica che si occupa delle patologie non chirurgiche dell'apparato osteo-artro-muscolare. Queste hanno un forte impatto sociale
per l'elevata incidenza, costi economici e riduzione della qualità di
vita. Per questi motivi la WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità)
e l’ONU hanno dedicato la decade 2000/2010 (2000-2010 bone and joint decade) alla prevenzione
e al trattamento delle malattie muscolo-scheletriche. Queste comprendono,
oltre alle invalidità derivate dai conflitti bellici, le patologie degenerative,
quali l'osteoartrosi e l'osteoporosi e le patologie infiammatorie croniche,
quali le connettiviti e le poliartriti. Tali malattie sono caratterizzate
da spiccata disabilità e da evoluzione invalidante. I soggetti portatori
di Malattie Reumatiche Infiammatorie Croniche e Autoimmuni presentano
problematiche comuni, derivanti dalla convivenza cronica con la disabilità,
la necessità di cure e controlli a tempo indeterminato. Le MA.R.I.C.A. Sono
classificate in questo gruppo di patologie l’Artrite Reumatoide, l’Artrite
Psoriasica, le Spondiliti, il Lupus Eritematoso Sistemico, la Sclerodermia,
la Sindrome di Sjogren, la patologia autoimmune in gravidanza, le vasculiti
e altre malattie rare. Complessivamente queste malattie colpiscono circa
il 1% della popolazione con predilezione per le donne in misura oltre
3 volte superiore agli uomini. Di nessuna di queste patologie è nota
la causa. Gli innumerevoli studi condotti sembrano avvalorare l’ipotesi
di una predisposizione genetica del sistema immunitario (HLA) che, se
stimolato da fattori ambientali (ad esempio microrganismi), potrebbe innescare
una reazione infiammatoria anomala, rivolta verso strutture biologiche
del medesimo organismo (autoimmunità), con la caratteristica dell’autoperpetuazione
del fenomeno. Ciò si tradurrebbe in una condizione infiammatoria cronica
e sistemica, dato che le cellule del sistema immunitario (globuli bianchi)
e gli auto-anticorpi circolano nel sangue. Tutti gli organi e apparati
possono essere colpiti dal processo infiammatorio nelle malattie autoimmuni.
Il nome diverso impiegato per classificare queste malattie
spesso sottolinea il caratteristico coinvolgimento di un organo o di un
apparato. In alcune di queste malattie il coinvolgimento articolare è preponderante e vengono quindi denominate artriti. Nelle poliartriti croniche (artrite reumatoide, artrite psoriasica e spondiliti) si determina una progressiva alterazione distruttiva della struttura anatomica articolare che induce, nel corso degli anni, la perdita della normale capacità di movimento. Alla invalidità si giunge, in una elevata percentuale di casi, dopo lunghi periodi di sofferenza, con persistente dolore e tumefazione di molteplici articolazioni. L’Artrite Reumatoide
(AR) è la malattia più frequente e più studiata di questo gruppo.
Dopo 10 anni di malattia, oltre il 25% dei soggetti con artrite reumatoide
hanno abbandonato il posto di lavoro per incapacità allo svolgimento delle
richieste funzioni. Si determina frequentemente un progressivo isolamento
del paziente con grave perdita sociale del suo apporto. Nel corso degli
ultimi anni è profondamente mutato l’approccio terapeutico e nuovi farmaci
sono oggi disponibili rendendo possibile modificare, in molti casi, l’evoluzione
invalidante della malattia. E’ oggi condivisa l’opinione che il destino
dell’AR possa essere modificato da una diagnosi precoce e dalla impostazione
di una tempestiva terapia anti-reumatica aggressiva. Nei soggetti anziani può comparire in modo acuto una condizione infiammatoria
sistemica che determina dolore e severo impaccio al movimento,
tanto che i soggetti colpiti non sono in grado di svolgere attività prima
ben tollerate. Si tratta della Polimialgia Reumatica che,
talvolta, può associarsi, negli anziani, all’esordio di Artrite reumatoide.
In rari casi questa malattia, molto responsiva ai cortisonici, è associata
ad una infiammazione vasculitica delle arterie temporali e viene definita
Arterite Temporale. Se non tempestivamente curata può causare
cecità. I malati di Spondilite presentano
una progressiva riduzione della capacità di movimento della colonna vertebrale.
Questa malattia colpisce malati giovani e, una volta subentrata l’anchilosi
il danno è irreversibile. Spesso la diagnosi è tardiva perché il dolore
alla schiena non è acuto, insorge di notte, ma regredisce con il movimento
ed è un sintomo frequente nella popolazione generale. Per la diagnosi
è necessario eseguire alcuni esami di laboratorio che documentino lo stato
infiammatorio e la presenza di un peculiare assetto genetico HLA. I cardini
della terapia delle spondiliti poggiano sull’impiego continuativo di farmaci
anti-infiammatori, anti-reumatici e su un intenso e costante programma
chinesiterapico. Il riscontro di spondilite è frequente anche nei soggetti
portatori di Artrite Psoriasica dove tuttavia è tipico il
coinvolgimento artritico di articolazioni periferiche, come nell’Artrite
Reumatoide. La presenza di psoriasi, o di familiarità per questa malattia
dermatologica, il riscontro di artrite, in genere asimmetrica, a grandi
e piccole articolazioni, unitamente al riscontro di una condizione infiammatoria
sistemica agli esami di laboratorio, fa porre diagnosi. L’evoluzione di
questa malattia che determina erosione e deformazione delle articolazioni,
è invalidante in molti casi, come nell’AR. Nonostante una distinzione
classificativa rispetto all’Artrite Reumatoide, le terapie impiegate per
la cura dell’Artrite Psoriasica e dell’AR sono sovrapponibili.
Tra le MA.R.I.C.A. le connettiviti sistemiche sono
le malattie dove il meccanismo autoimmune è meglio definito. In queste
malattie sono rilevabili, mediante indagini di laboratorio, anticorpi
rivolti contro il proprio stesso organismo (autoimmunità) che sono direttamente
responsabili della patologia. In genere sono coinvolti molteplici organi
e apparati, con conseguente insufficienza della loro funzione. Nel Lupus Eritematoso
Sistemico (LES), l’esordio della malattia rappresenta spesso il
momento più critico della storia della malattia, ma non mancano possibili
riacutizzazioni anche durante il decorso. In molti casi si rende indispensabile
il ricovero ospedaliero del paziente per la necessità di una equipe multispecialistica.
Infatti il possibile coinvolgimento di organi vitali, come il rene, il
sistema nervoso centrale, il midollo osseo con grave riduzione di globuli
bianchi, rossi e piastrine rappresentano emergenze mediche che è possibile
affrontare solo con terapie gestibili in ospedale. Febbre, stanchezza,
riduzione di peso, dolori articolari diffusi ed eritema vasculitico della
cute esposta al sole sono i sintomi più frequentemente lamentati dai malati
all’esordio della malattia. In genere la terapia cortisonica e anti-reumatica
sono in grado di determinare remissione clinica, ma i farmaci vanno assunti
per indeterminato tempo. Un problema particolare delle malate di LES,
tipicamente giovani, è rappresentato dalla gravidanza. Gli autoanticorpi,
soprattutto anti-fosfolipidi, possono determinare, oltre a fatti trombotici,
aborti ripetuti. Le malate non sono in grado di portare a termine la gravidanza.
Nella Sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi, primitiva
o secondaria, devono essere impiegati farmaci che fino a qualche anno
fa erano banditi in gravidanza. Mediante la collaborazione tra reumatologi,
ostetrici e neonatologi è oggi possibile garantire un buon esito della
gestazione nella maggioranza delle donne con queste malattie autoimmuni. La Sindrome di Sjogren
colpisce prevalentemente donne ed è caratterizzata da una progressiva
fibrosi delle ghiandole esocrine. La secchezza oculare determinata dalla
mancata produzione di lacrime è responsabile di bruciore e di frequenti
infezioni degli occhi; la carente produzione di saliva determina secchezza
delle fauci, cattiva digestione e stomatiti con carie dentarie; la secchezza
vaginale provoca dolore durante il rapporto sessuale ed infezioni sovrapposte.
Spesso sono presenti dolori articolari e, raramente, può essere colpito
il pancreas esocrino con maldigestione degli alimenti.
Gli autoanticorpi caratteristici di questa malattia
possono interferire con il normale sviluppo del tessuto di conduzione
dello stimolo elettrico cardiaco durante il periodo fetale. Anche nella
Sindrome di Sjogren, in gravidanza, è necessario un attento monitoraggio
multispecialistico.
Poche terapie immunodepressive si dimostrano in grado
di controllare l’evoluzione di questa malattia che riduce notevolmente
la qualità di vita dei malati. La Sclerodermia trae il nome dalla
caratteristica fibrosi della cute che diviene dura, anelastica e nel tempo
può determinare retrazioni invalidanti. E’
associata a fenomeno di Raynaud (ischemia da vasocostrizione delle estremità,
seguita da cianosi da vasoparalisi) che determina dolore durante gli episodi
che sono scatenati soprattutto dal freddo. Il polmone è un organo bersaglio
di questa malattia e rappresenta nel tempo il problema clinico di maggiore
impegno. In alcuni malati la progressiva fibrosi interstiziale polmonare
determina fatica respiratoria anche per sforzi modesti e può instaurarsi
una condizione di sofferenza del cuore secondaria alla ipertensione polmonare.
Inoltre nei malati sclerodermici può essere coinvolto da fibrosi l’esofago
con conseguente difficoltà alla deglutizione del cibo e talvolta si sviluppano
calcificazioni multiple. L’indurimento della cute del volto fa assumere
a queste persone un tipico atteggiamento amimico.
Una rara malattia che assume connotazioni tipiche della
sclerodermia con artrite che può risultare erosiva come nell’AR e con
manifestazioni simili al LES, è la Connettivite Mista.
Il coinvolgimento infiammatorio dei muscoli (miosite)
può complicare il LES e la Sclerodermia, ma è caratteristico della Polimiosite
e della Dermatomiosite (in cui è colpita anche la cute da un processo
infiammatorio autoimmune). Sono queste malattie rare, ma temibili. L’incapacità
a reggere lo sforzo e la compromissione dello stato generale spiccano
all’esordio di queste patologie. Sono spesso necessarie posologie di cortisonici
elevate e di immunodepressori per determinare il controllo di questi sintomi
e per salvaguardare il trofismo dei muscoli che, altrimenti, sarebbero
destinati ad una irreparabile degenerazione.
Altre malattie autoimmuni, rare ma aggressive, sono
rappresentate dalle vasculiti sistemiche. Tra queste si annoverano la
Panarterite nodosa, la Sindrome di Churg-Strauss,
la Malattia di Takayasu e la già citata Arterite Temporale.
Possono determinare gravi alterazioni dell’albero arterioso che, se non
curate, possono minare la sopravvivenza. Una particolare competenza specialistica,
è necessaria per la diagnosi tempestiva di queste malattie che, se curate
con cortisonici ed immunodepressori, possono essere controllate con successo.
Alcune persone lamentano sintomi e presentano alterazioni
di laboratorio in senso autoimmune non conclamati. Non vi sono sufficienti
elementi per diagnosticare una delle malattie autoimmuni citate e vengono
quindi classificati come Connettiviti Indifferenziate. Talvolta
sono sufficienti farmaci immunodepressori a posologia ridotta rispetto
alle connettiviti classificabili, ma si rende necessaria una sorveglianza
clinica e laboratoristica per cogliere tempestivamente la possibile, ma
non frequente, evoluzione in forme maggiori.
In tutte queste malattie reumatiche infiammatorie croniche
e autoimmuni, il processo infiammatorio sistemico, unitamente alla presenza
di taluni auto-anticorpi, rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo
per aterosclerosi. Ciò giustifica la maggiore incidenza di accidenti cerebro-cardio-vascolari
che sono i veri responsabili della riduzione di aspettativa di vita in
questi soggetti. Questa osservazione, di recente acquisizione, condiziona
la necessità di una maggiore attenzione, sorveglianza e terapia di queste
malattie e degli aggregati fattori di rischio aggiuntivi per aterosclerosi
per la prevenzione delle complicazioni cardiovascolari.
I
MALATI HANNO PROBLEMATICHE COMUNI
I malati di Malattie Infiammatorie Croniche e Autoimmuni,
indipendentemente dal tipo di malattia, hanno problemi quotidiani comuni.
Anzitutto la convivenza, giorno dopo giorno, senza
tregua, con malattie che limitano la capacità di fare ciò che gli altri
fanno o ciò che, prima della malattia, poteva essere facilmente sostenuto.
Il dolore, la stanchezza, la necessità di assumere quotidianamente farmaci,
il frequente ricorso a strutture sanitarie, le spese sostenute per le
medicine, per i viaggi verso gli ambulatori, per pagare qualcuno “che
ti aiuti” a far ciò che più non riesci a fare rappresentano solo alcuni dei crucci esistenziali
di costoro. E poi la preoccupazione per il futuro, per ciò che ancor più
la malattia renderà impossibile. Tutto questo genera ansia e depressione,
sintomi comuni ai malati cronici che giungono ad una sorta di emarginazione,
dove il pensiero della malattia ruba tanto tempo, viceversa dedicabile
a progettualità e voglia di vita.
Una società moderna e civile non può rinunciare all’apporto
inestimabile dei malati reumatici.
LA SPERANZA Nel corso degli ultimi 10 anni si è assistito
ad un profondo mutamento dell’atteggiamento terapeutico di queste malattie,
grazie alla ricerca in laboratorio e agli studi clinici che hanno apportato
nuove conoscenze patogenetiche e allo sviluppo farmaceutico di nuove sostanze
in grado di inibire in modo più efficace i meccanismi responsabili dell’infiammazione.
Nonostante anche questi farmaci non siano in grado di eliminare la causa,
non nota, della malattia, si intravede oggi la speranza di modificare
e rallentare l’evoluzione invalidante in un elevato numero di soggetti.
Tuttavia i costi di questi farmaci sono molto elevati e sono in atto
progetti osservazionali, gestiti Ministero della Sanità, miranti a fornire
le informazioni di farmacoeconomia derivanti dall’analisi dei costi/benefici
indotti da queste nuove terapie.
E’ stata tuttavia già sottolineata la necessità di
giungere ad una diagnosi precoce per limitare l’evolutività di queste
malattie. Per poter ottenere questo risultato il malato deve disporre
di una organizzazione sanitaria integrata sul territorio di residenza,
organizzata su più livelli, coinvolgente il Medico di Medicina Generale
e gli specialisti. Grazie all’impegno delle Associazioni
dei malati, ai medici del Servizio di Reumatologia e Immunologia Clinica
e alla sensibilità di Istituzioni quali l’Assessorato alla Sanità della
Regione Lombardia, l’Amministrazione dell’Azienda Spedali Civili di Brescia
e la Azienda Sanitaria Locale di Brescia, sta muovendo i primi passi la
realizzazione di un progetto innovativo finalizzato all’assistenza e alla
ricerca nelle MA.R.I.C.A. Il
Servizio di Reumatologia e Immunologia Clinica E’ stato istituito nel 1974. Oltre alla attività di allergologia viene svolta quella finalizzata alla diagnosi, alla terapia e al monitoraggio delle malattie reumatiche infiammatorie croniche e autoimmuni. Unico centro della intera provincia di Brescia, strutturato per il monitoraggio a lungo termine di questi pazienti, è stato riconosciuto, dal 1996, Centro Regionale di Riferimento (Delibera Regione Lombardia 18324, 20 Sett. 1996). La gestione del percorso diagnostico, terapeutico e di monitoraggio a lungo termine dei malati reumatici è stato reso possibile dalla integrazione delle 3 macroattività del Servizio: l’ambulatorio, il laboratorio e il day-hospital. 1. Presso l’ambulatorio vengono effettuate le prime visite e quelle di controllo. I malati con sospetta malattia reumatica infiammatoria cronica autoimmune giungono all’ambulatorio su richiesta del medico di medicina generale che, formulata la diagnosi e la proposta terapeutica, ottiene un duraturo supporto specialistico, con gestione comune delle problematiche correlate alla patologia e alla terapia. L’intera equipe di medici del Servizio si interessa ad ogni singolo malato con discussione collegiale dei casi più difficoltosi. Ogni anno vengono svolte oltre 4.500 visite reumatologiche. Nel corso degli ultimi 10 anni sono stati condotti studi clinici che prevedevano l’impiego di farmaci innovativi per la terapia dell’artrite reumatoide. Il Servizio di Reumatologia e Immunologia Clinica è stato inserito tra i pochi centri del progetto ministeriale ANTARES. Alcune attività ambulatoriali, quale la gestione delle pazienti reumatiche gravide, necessitano di una equipe multispecialistica (reumatologo, ostetrico, neonatologo). Questa peculiare attività ha riscosso importanti riconoscimenti tanto che oltre il 50% delle pazienti afferenti a questo ambulatorio plurispecialistico, provengono da altre regioni italiane. 2. Il laboratorio rappresenta una attività strategica del Servizio. L’immunologia è una branca “giovane” della medicina e 25 anni or sono pochi avventurosi pionieri erano affascinati dall’autoimmunità. Così, sul laboratorio, è nato e cresciuto il Servizio di Immunologia Clinica. Negli anni sono state sviluppate quelle metodiche di laboratorio che consentono oggi il routinario inquadramento diagnostico dei malati autoimmuni. L’impegno profuso in questo settore ha portato recentemente il Servizio a partecipare, come membro attivo, a commissioni internazionali (WHO) e nazionali (progetto FIRMA) per lo sviluppo di linee guida per la standardizzazione di procedimenti laboratoristici finalizzati alla diagnosi delle malattie reumatiche autoimmuni. In laboratorio vengono inoltre effettuate le indagini atte alla individuazione della compatibilità immunologia al trapianto, condizione indispensabile per evitare il rigetto. Fin dai primi anni di attività del Servizio è stata istituito il settore di tipizzazione HLA che ha consentito lo svilupparsi dell’attività di trapianto, soprattutto di midollo osseo, nel nostro ospedale. Presso il Servizio vengono effettuate le tipizzazioni dei donatori volontari di midollo, nell’ambito dei Registri nazionali e internazionali deputati alla gestione delle banche dati relativi alle caratteristiche genetiche dei donatori. Oltre 8.500 bresciani sono stati ad oggi tipizzati, permettendo 44 trapianti (di cui 7 all’estero) e sono state effettuate 80 ricerche nei registri che hanno condotto, dopo l’analisi di conferma nel laboratorio HLA, a 47 trapianti effettuati presso la Clinica Pediatrica degli Spedali Civili di Brescia. Il supporto all’attività dell’ematologia clinica viene svolta, dal laboratorio, anche mediante l’esecuzione delle tipizzazioni linfocitarie in citofluorimetria, finalizzate alla diagnosi delle leucemie, dei linfomi e delle immunodeficienze.
Da meno di due anni dalla sua apparizione
oltre 45.000 persone hanno visitato il sito web del Servizio www.bresciareumatologia.it
. Questo offre sezioni divulgative sulle malattie reumatiche infiammatorie
croniche e autoimmuni (MA.R.I.C.A.) dedicate, in modo separato all’utenza
o a medici e studenti e un’ampia sezione informativa gestita dalle associazioni
ABAR e LES. Particolare successo è stato ottenuto dalla sezione interattiva
con lo specialista, dove è possibile per l’utente ottenere informazioni
specialistiche mediante la compilazione di un questionario di valutazione
della possibile diagnosi di MA.R.I.C.A. e visualizzare la carta dei
servizi. Dai
problemi al progetto
A
partire dagli inizi degli anni 90 la notorietà crescente del Servizio
di Immunologia Clinica, la sua peculiare unicità in provincia per la gestione
delle malattie reumatiche autoimmuni e la maggiore sensibilizzazione dei
medici di medicina generale alle problematiche reumatologiche, ha portato
ad una crescente richiesta di prestazioni cliniche e di laboratorio. Nel
volgere di breve tempo la sede del Servizio risultava inadatta alle avvenute
condizioni A ciò si associava una carenza di personale (medici e tecnici
di laboratorio), non compensata dalla istituzione nel 1997 della scuola
di specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica. L’impegno congiunto
delle Associazioni di volontariato ABAR, ADMO e LES, costituitesi Comitato
un Mattone per l’Immunologia, unitamente alle istituzioni regionale e
alla amministrazione degli Spedali Civili, ha portato all’approvazione
e relativa copertura finanziaria, del progetto di realizzazione della
nuova sede del Servizio. Tuttavia,
nonostante gli sforzi di adeguamento strutturale, si intravedeva il rischio
che, al ritmo attuale di incremento di prestazioni, anche la nuova sede
avrebbe potuto divenire obsoleta nel volgere di un decennio. Infatti,
sulla base di dati epidemiologici applicati alla realtà della nostra provincia,
il Servizio dovrebbe essere chiamato alla gestione di un numero di malati
reumatici 3 volte maggiore di quello attuale. Con
la partecipazione attiva delle Associazioni dei malati che hanno portato
un fondamentale contributo nel renderlo affine alle esigenze dei pazienti,
è stato ideato il progetto di un nuovo modello organizzativo per la assistenza
e la ricerca per le malattie reumatiche infiammatorie croniche e autoimmuni
nella provincia di Brescia. Gli
obiettivi primari del progetto,
in accordo con quelli della bone and joint decade, sono: la rilevazione
epidemiologica dell’incidenza e prevalenza delle malattie reumatiche infiammatorie
croniche in una provincia di oltre 1.000.000 di abitanti; giungere alla
diagnosi precoce e conseguente terapia di queste malattie mediante l’integrazione
paritetica tra specialista e medico di medicina generale; fornire al malato,
figura centrale del progetto, una assistenza continuativa mirante alla
rilevazione dell’evoluzione clinica della malattia e alla tempestiva correzione
delle complicanze dirette o secondarie alla terapia; attuare una costante
opera di aggiornamento dell’intera equipe di medici e infermieri coinvolti;
rilevare, a lungo termine, gli effetti economici della prevenzione dell’invalidità. La
realizzazione del progetto prevede
una organizzazione su più livelli. Ai
primi due livelli sono affidati compiti di rilevazione epidemiologica,
primo inquadramento diagnostico, impostazione terapeutica e gestione nel
tempo dei pazienti che non necessitino di ospedalizzazione o problematiche
di competenza multi-specialistica. Ciò è realizzabile mediante la capillare
copertura del territorio della provincia con ambulatori specialistici
funzionanti in stretto rapporto con i medici di medicina generale. A garanzia
di una omogeneità dei percorsi diagnostici e terapeutici e della rilevazione
epidemiologica si è ravvisata la necessità che gli ambulatori periferici
vengano gestiti da una unica equipe di specialisti, dipendenti dal Centro
di Riferimento coordinatore. Il
terzo livello compete al Centro di Riferimento Regionale. Questo, oltre
alle funzioni di primo e secondo livello per i malati residenti nel distretto
cittadino, coordina gli ambulatori periferici e l’equipe multispecialistica
per i malati che necessitino di ricovero (ordinario o in day-hospital),
centralizza ed elabora le informazioni epidemiologiche e cliniche, si
occupa della proposta di aggiornamento e formazione, garantisce i percorsi
diagnostici laboratoristi per l’autoimmunità sistemica. E’ chiamato alle
istanze di verifica dell’attuazione del progetto da parte delle Amministrazioni
regionale, della ASL e delle Aziende Ospedaliere. Un
supporto informatico, configurato
come duplice rete, intranet ed internet, viene considerato come necessario
supporto alla intera attività. I dati clinici vengono raccolti e archiviati,
in accordo con le vigenti normative sul rispetto della privacy, in una
univoca cartella clinica. I dati vengono centralizzati al Centro di Riferimento
che provvede al supporto informativo ai centri periferici e alla analisi
dei risultati diagnostico-terapeutici ottenuti. Le figure coinvolte nel progetto sono: le associazioni di volontariato dei malati, i medici di medicina generale, gli specialisti del Servizio di Reumatologia e Immunologia Clinica, i medici delle divisioni di Medicina e delle U.O. specialistiche delle Aziende Ospedaliere della Provincia di Brescia, le Amministrazioni della ASL e delle Aziende Ospedaliere. |