MA.R.I.C.A
Malattie Reumatiche Infiammatorie Croniche e Autoimmuni
LUPUS ERITEMATOSO SISTEMICO Dr. Roberto Gorla Ricordo...... |
Sono
passati poco più di 15 anni. Ricordo, allora studente laureando in Medicina,
di aver pensato -spero di essere interrogato sul Lupus Eritematoso Sistemico
(LES), all'esame di Clinica Medica-. Avevo la certezza di potermela cavare
bene, almeno di non fare "scena muta". Non ritenevo particolarmente
difficile esporre una sindrome che presentava la possibilità che ogni
organo e apparato fossero colpiti da un processo infiammatorio. Avrei
potuto iniziare l'esame dicendo "i sintomi comprendono febbre e astenia",
oppure "il rene è frequentemente colpito", oppure, se in difficoltà,
affrontare i sintomi dell'anemia, piuttosto che della riduzione delle
piastrine e, magari, passare dall'epilessia alla endocardite, al coinvolgimento
cutaneo. Insomma, facile! In questa malattia possono essere presenti tutti
i sintomi e tutti i segni delle altre malattie. Poi era semplice affrontare
il tema della terapia. Cortisone. Degli altri farmaci non era stata provata
la sicura efficacia. E, infine, ancora più semplice la prognosi: -infausta-.
Si, il libro parlava chiaro. Insufficienza renale, infezioni, complicazioni
ematologiche e alti deficit organici rendevano incurabile questa malattia,
non frequente, ma (ed ero inorridito) che colpiva giovani donne. Se mi
sforzo, ricordo ancora il volto della ragazza in fotografia sul
libro, con quell'eritema che disegnava le ali di una farfalla a cavallo
del naso. Era strano, pensavo, ma uno studente ha poco senso critico,
che il termine "prognosi infausta" non venisse riportato, sul
famoso libro, neppure nella trattazione di molti tumori.All'esame di Clinica
Medica non fui interrogato sul LES. Fu un bene, perché all'amico cui capitò
di doverne parlare, fu bocciato. Non era infatti sufficiente affermare
che la causa del LES è ignota. Per uno studente dei tempi (albori della
Immunologia) era arduo affrontare il tema delle disregolazioni autoimmuni
(genetiche, cellulari e umorali) che sottendono alla patogenesi del LES
e che oggi conosciamo.Il mio rapporto con il LES era destinato
a riprendere di lì a pochi anni. Gli imprevedibili destini che incrociano
dinanzi a un neolaureato in Medicina, hanno riservato al sottoscritto
l'avventura di giungere a circoscrivere i propri interessi alle malattie
reumatiche autoimmuni. E allora, giorno dopo giorno, ho capito che il
LES non è la malattia studiata sul libro di Clinica Medica, ma qualcosa
di meglio definito. E' l'insieme delle diverse storie presentate da ogni
singolo malato. E' una malattia personale, dove a ciascun malato toccano
"guai" diversi, a volte gravi, ma spesso lievi. Inoltre, e questo
è importante, la prognosi non può essere definita infausta. L'enorme impegno
di intelligenza nel campo della ricerca ha apportato preziose conoscenze
che si sono tradotte nella possibilità di giungere precocemente alla diagnosi
della malattia, prima del verificarsi del deterioramento funzionale di
organi vitali. Oltre al cortisone, la disponibilità di farmaci immunodepressori,
spesso utilizzati in combinazione tra loro, hanno reso possibili remissioni
cliniche, anche di lunga durata, nella maggior parte dei malati. La diffusione
di Centri Specialistici, con la disponibilità di equipe mediche multispecialistiche,
è indispensabile per malati che necessitano di un duraturo (spesso per
tutta la vita) monitoraggio della loro malattia e delle possibili complicazioni
correlate alla cronica esposizione ai farmaci.Affronto, nelle prossime
righe, alcuni temi suggeriti dagli amici della locale associazione per
la lotta contro il LES. Eviterò accuratamente di rendere la trattazione
"pesante", o di impiegare termini troppo scientifici. Queste
righe sono destinate ai malati. Per chi necessitasse di approfondimenti
(medici o studenti) è stata creata la sezione "alcuni
aggiornamenti sul LES". Ringrazio tutti coloro che vorranno suggerirmi
miglioramenti.Esami quali la VES (velocità
di entro-sedimentazione) e la PCR (proteina C reattiva) sono utili, confrontandoli
con precedenti misurazioni, per verificare se la infiammazione è ridotta
o incrementata. Molti esami, invece, devono essere eseguiti per individuare
precocemente eventuali segni di tossicità determinati dai farmaci in uso.
Tra questi: l’esame emocromocitometrico, l’esame urine, le transaminasi,
la creatinina.
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